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ABG DAY 13 maggio 2012

 

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Sorridere Sempre!:)

 

 

Questa non sarà una testimonianza triste, ma un resoconto in perfetto stile Ambro”, col sorriso sulle labbra… si arrabbierebbe se raccontassi della nostra avventura in Istituto omettendo le situazioni più simpatiche!

Avrebbe dovuto scrivere lei, un anno fa, ma le è mancato il tempo (non certo la volontà).

La storia di mia sorella Ambro è quella di una diciottenne all’ultimo anno di Liceo, secchiona, neopatentata e con una voglia matta di vivere, che ad aprile 2007 nel giro di poche settimane si ritrova dapprima operata in neurochirurgia per metastasi di qualcosa di poco chiaro, poi in un letto di oncologia “tradizionale” (per adulti, intendiamoci) in attesa di una diagnosi che tarda ad arrivare… Nel reparto di oncologia di un ospedale lombardo come tanti, Ambro non è una ragazza ma un caso interessante, e il suo umore ne risente. Per fortuna, attraverso una serie di peripezie, siamo riusciti ad approdare in Pediatria INT, dove da subito ci siamo sentiti presi in carico e dove finalmente abbiamo potuto dare un nome alla sua malattia.

Ricordo che, appena arrivati al settimo piano, sono corsa dalle maestre chiedendo se si potesse aiutarla a recuperare il mese di scuola perso… e loro non solo mi hanno ascoltata (!) ma mi hanno assicurato che due “Proff” l’avrebbero aiutata in matematica e filosofia. Risultato… un bel 100 all’Esame di Stato e una festa in sala giochi!

Dopo pochi minuti dal nostro ingresso in Pediatria, sono state chiare le priorità dello staff: il paziente e la sua vita, ma soprattutto il suo PROGETTO di vita.

  I medici anteponevano Ambro ad ogni cosa, la ascoltavano veramente e la aiutavano a credere in sé e nei suoi progetti a lungo termine. Per una famiglia che è consapevole della gravità della malattia, è meraviglioso sentir domandare “Cosa farai quest’estate? A che facoltà ti iscriverai? Che lavoro vorresti fare?”.
 

Ambro spesso, nei tre anni trascorsi all’INT, ripeteva che a maggio 2007 aveva iniziato davvero a vivere ed era grata ai dottori e a tutto il personale per questo.

C’è da dire che non amava particolarmente i ricoveri, ma per fortuna la maggior parte dei suoi trattamenti è stata effettuata in ambulatorio, che per Ambro è diventato una seconda casa piena di affetti e… perché no, luogo di pettegolezzi e risate con le meravigliose Morena, Rossana, Ines, Silvana, Lucia, Elisa, Stella e Silvana.
Il prelievo era un momento di condivisione con le sue infermiere, ma anche con la mitica Nietta, da Ambro battezzata “Prof Rabbit” e con le altre splendide volontarie (Cristina, Delia-Abbracci Gratis, Francesca, Chiara-Flying Hostess…. non posso nominarle tutte, ma sanno di avere la mia riconoscenza!)
Ma veniamo ai dottori… Ambro era seguita in particolare dallo staff del Dott. Ferrari, anche se in tre anni ha avuto modo di conoscere tutti i medici e di dare un soprannome a ciascuno… ops, forse non avrei dovuto scriverlo… uno su tutti: “Il Carletto” è il Dott. Clerici, che l’ha accompagnata dal 2008 in poi: nel suo blog scriveva “Perchè semplicemente, a volte, parlare con lo psicologo è la cosa più giusta da fare. Ed anche quella che mi fa stare meglio, molto meglio (…) Everybody needs his Carlett!
Il Dott. Ferrari (detto “Dottor Bart” per via della spilla di Bart Simpson sul camice) è stato uno strenuo alleato di Ambro nelle sue crociate contro la sorella stressante e “ipercontrollante”, cioè la sottoscritta… spesso durante una visita le lanciava un’occhiata del tipo “Ognuno ha le sue croci, tu sopporta tua sorella!” e un giorno le ha addirittura scritto una ricetta bianca “pro-birra” (1 bottiglia da 33 cc/die) dato che io ero contraria all’alcool. Ricordo il tempo speso dal Dott. Ferrari a far coincidere le prime chemio con l’esame di Stato, le radio con le lezioni in università, i “doping” di sangue con le vacanze estive. E infine c’è l’ultimo ricordo, quando in borghese, col berretto calato sugli occhi, in una domenica di primavera è venuto in hospice a darle l’ultimo saluto… in quel momento non era il suo medico, ma uno dei tanti suoi sostenitori…
 Con la splendida D.ssa Meazza (“la mia Meazzina” per Ambro) è stato, come si suol dire, amore a prima vista… c’erano stima, fiducia, affetto ad altissimi livelli. Ambro si preoccupava per lei, perché lavorava troppo e ogni tanto mi diceva “Povera, dovrebbe prendersi un po’ di ferie… oggi era proprio stanca!” Il primissimo ricordo di lei è quello di una donna con un sorriso gigantesco (e sincero) che si avvicina al letto di mia sorella dicendole “Finalmente ti conosco, non hai idea di quanto sia felice di vederti!”…

La D.ssa Meazza per mia sorella è stata medico, confidente, alleata nella battaglia, sostenitrice… figura di riferimento per lei che, orfana di mamma, era bisognosa di affetti femminili maturi. Quando in ambulatorio vedeva comparire “la sua Meazzina”, Ambro si illuminava!!
Ogni visita iniziava con un resoconto sulla vita extra-ospedaliera, l’università, le serate, le uscite con gli amici… E ogni piccola conquista personale (un 30 e lode all’università, un viaggetto, un nuovo acquisto) doveva assolutamente essere raccontata alla Meazzina!
Quando alcune amiche si sono allontanate da Ambro, la D.ssa Meazza ha saputo darle parole di conforto: era una delle pochissime persone sempre in grado di rasserenarla con il tempo e la cura che le dedicava.
 
Poi c’è un ricordo speciale, quello dell’ultimo compleanno di Ambro, il 21°, festeggiato in ambulatorio con una chemio e una splendida festa a sorpresa con infermiere, volontarie, maestre e (ovviamente) la D.ssa Meazza… per non parlare del video di auguri che abbiamo registrato con la complicità delle infermiere… ricordi dolcissimi di persone di rara umanità. (Le D.sse Meazza e Biassoni negheranno l’esistenza di detto video, ma c’è… oh, se c’è!!)
Ci sono state le splendide feste di Natale, che Ambro ha così raccontato nel suo blog: “Non credevo che mi sarei potuta divertire così tanto alla cena di Natale di ieri sera. Faceva uno strano effetto vedere diversi medici, infermieri senza il camice o la divisa con cui parlare di qualsiasi cosa che non si trattasse di salute. Per una sera almeno! Divertirsi con le educatrici e le volontarie, con le altre persone presenti. (…) Era un clima sereno. Ma non era quella serenità forzata che uno cerca di sfoggiare per dimenticare dov’è. Non ho dovuto fingere di essere contenta. Perché ieri sera lo ero davvero. La cena, quel fighissimo Babbo Natale che ha portato un regalo a tutti – anche a me! –, la curva di tifosi che mi sono guadagnata… XD Sarà stata la serenità a farmi commuovere. O forse l’incredibile senso di gratitudine che, sotto sotto, provo per quel posto. Se non fosse stato per la gente che lavora lì, che non ha mai dubitato di me, forse io sarei la stessa di 19 mesi fa se non peggio. Non ho dovuto fingere, perché quelle persone hanno creduto in me e mi hanno aiutato ad arrivare fino a qui. Se sono in piedi, rido e scherzo è anche e soprattutto grazie a loro” (dicembre 2008.)Ed è stato per gratitudine che, insieme ad Ambro, mi sono avvicinata all’Associazione Bianca Garavaglia: volevamo renderci utili, collaborare in qualche modo con gli “Angeli della Pediatria”. Anche in questo caso lo spunto è arrivato dalla D.ssa Meazza, che portava al camice la spilla col fiore di Bianca… Diciamo che, in qualche modo, “abbiamo seguito il fiore” e dopo un contatto virtuale con Claudia sono approdata a Busto Arsizio… ma questa è un’altra storia!
 

Ogni volta che ripenso agli anni che ho vissuto con Ambro in Istituto, lo faccio con gratitudine e con la consapevolezza che il cancro ha avuto la meglio solo sul fisico di mia sorella, non sullo spirito, che fino all’ultimo istante è stato indomito e traboccante di vita. Pochi giorni prima di volare via, quel 22 marzo dell’anno scorso, con un bel pennarello turchese Ambro ha lasciato la sua “impronta” in Istituto, sul murales dell’hospice: “Sorridere sempre!” è il suo messaggio per tutti quelli che l’hanno amata e accompagnata, ed è quanto noi ci sforziamo di fare, nonostante il dolore.  Ma mi sono ripromessa di finire questo racconto “in perfetto stile Ambro”, quindi il finale non può che essere questo: “Ada, sei sempre la solita sdolcinata! Su, su, dai, adesso basta!!”   

                                                                                                                            Ada